Ci sono rovine che si visitano al sole, in mezzo a un campo, e rovine che si visitano all'ombra. Gede appartiene alla seconda categoria. Il sito archeologico si trova immerso nella foresta, a breve distanza in auto da Watamu, e la prima cosa che si nota entrando e' il cambio di temperatura: fuori c'e' il caldo della costa, dentro c'e' il fresco degli alberi alti.
Una citta' costruita con la barriera corallina
Cio' che resta di Gede sono i resti di palazzi in pietra corallina, moschee e tombe. La pietra corallina e' il materiale che ha definito l'architettura storica di tutta la costa swahili: si estraeva dalla barriera, si lavorava mentre era ancora tenera e induriva esposta all'aria. Camminando tra i muri se ne riconosce la grana porosa, diversa da qualsiasi pietra continentale.
La struttura urbana e' ancora leggibile. Si distinguono i vani delle abitazioni, gli spazi aperti, i pozzi. Non si tratta di un villaggio: era una citta' organizzata, con edifici di rappresentanza e luoghi di culto, in un punto della costa che per secoli e' stato attraversato dai commerci dell'Oceano Indiano.
Le scimmie sono i padroni di casa
Oggi le rovine sono popolate da colonie di scimmie che si muovono tra i muri e i rami con una disinvoltura totale. Sono abituate ai visitatori e non se ne curano, il che rende la visita piu' viva ma richiede una regola pratica: niente cibo in mano, niente zaini aperti, niente oggetti luccicanti lasciati incustoditi.
La foresta come parte del sito
A Gede la vegetazione non e' un contorno: e' meta' dell'esperienza. Alberi enormi crescono dentro e sopra le strutture, con radici che si insinuano nei muri e li tengono insieme mentre lentamente li smontano. E' la stessa foresta che copre buona parte di questo tratto di costa, e che rende il sito un'escursione naturalistica oltre che archeologica.
Il percorso e' su terreno sterrato, all'ombra, con qualche gradino e qualche tratto irregolare. Scarpe chiuse e una bottiglia d'acqua sono l'attrezzatura giusta; l'ombrello da sole, per una volta, non serve.
Quando andarci e come organizzarla
Il mattino e' il momento migliore: la foresta e' piu' fresca, la luce filtra tra le fronde e le scimmie sono piu' attive. E' anche l'orario che permette di rientrare in villa per il pranzo, il che rende Gede una delle escursioni piu' comode da inserire in un soggiorno senza sacrificare la giornata.
Vale la pena affidarsi a una guida del posto. Senza qualcuno che racconti cosa era ciascun edificio, il rischio e' di attraversare un bel bosco pieno di muri; con una guida, gli stessi muri diventano una citta'.
Perche' Gede fu abbandonata
La domanda che si fanno tutti, arrivati sul posto, e' perche' una citta' cosi' ben costruita sia stata lasciata. Non esiste una risposta unica accettata da tutti gli studiosi: si discute di spostamenti della falda e problemi di approvvigionamento idrico, di pressioni militari esterne e del riassetto dei traffici commerciali lungo la costa.
Quello che e' certo e' che l'abbandono fu progressivo e non catastrofico: non ci sono i segni di una distruzione improvvisa. La citta' si e' semplicemente svuotata, e la foresta ha fatto il resto nel giro di qualche secolo.
Il museo e il percorso
Accanto agli scavi si trova una piccola area museale che raccoglie reperti trovati sul sito e aiuta a dare un contesto a quello che si vede all'aperto. Ceramiche, monete e frammenti importati raccontano meglio di qualsiasi muro quanto lontano arrivassero i contatti commerciali di questa citta'.
Il percorso di visita e' segnalato e si sviluppa ad anello, con deviazioni verso gli edifici principali. Non e' lungo, ma conviene non affrettarlo: la parte migliore di Gede sta nel camminarci dentro con calma, ascoltando la foresta.
Chi vuole prolungare la mattinata puo' abbinare Gede alla vicina Arabuko-Sokoke Forest: sono due volti dello stesso entroterra, uno costruito dagli uomini e riconquistato dagli alberi, l'altro mai stato altro che foresta.
Vivi Watamu da Nuru Luxury Villa
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